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OGNI 15 DEL MESE RUBRICA
A Cura Di P. Serafino Tognetti, Comunità Dei Figli Di Dio

Pubblicato il 15 giugno 2022

Adorazione Eucaristica (13°)

tratto dal libro “Adorazione” di p Serafino Tognetti

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L’attività dei due regni

Abbiamo allora due regni, che costituiscono la realtà nella quale ci muoviamo ed esistiamo: due regni e due re. Un terzo regno, una terza via non c’è. Sarebbe bello, ma non esiste. In generale noi non vogliamo essere del demonio, ma nemmeno totalmente di Dio. Vorremmo una zona centrale dove si possa andare ogni tanto, in cui non esista possesso né del diavolo, né di Dio. Se ci fosse questo luogo neutro, ve lo direi, ma ho cercato nella Sacra Scrittura e la zona franca non l’ho mai trovata. Gesù è chiaro: “Chi non è con me, è contro di me…” (Mt 12,30) e “Non si possono servire due padroni” (Lc 16,13).

Questi regni, abbiamo detto, sono dirimpettai e perennemente in lotta l’uno contro l’altro. Sono organizzazioni armate, aggressive. Non si guardano, come una città che guarda l’altra da una collina all’altra, ma tendono a dominare l’uno sull’altro, desiderano l’eliminazione del nemico. In altri termini, sono sempre in guerra. “Se io scaccio i demoni con il dito di Dio, è giunto a voi il regno di Dio” (Lc 11,20) dice

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OGNI 15 DEL MESE RUBRICA
A Cura Di P. Serafino Tognetti, Comunità Dei Figli Di Dio

Pubblicato il 15 maggio 2022

Adorazione Eucaristica (12°)

tratto dal libro “Adorazione” di p Serafino Tognetti

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Silenzio, obbedienza e gioia sono i tre insegnamenti della lezione, perché chi è capace di essere in silenzio riceve la grazia di Dio e la sa custodire; chi vive l’obbedienza alle leggi del Signore e segue Lui, alla fine vivrà questa gioia traboccante che non si spiegherà nemmeno lui. Non sarà una gioia superficiale, ridanciana, ma quella di chi vive nella grazia di Dio. Questa gioia profonda si motiva dal fatto che ho incontrato il Signore; terminata la preghiera dovremmo essere sempre pieni di santa letizia da diffondere ovunque andiamo nel mondo. I primi apologeti cristiani dicevano che quello che ha conquistato il mondo greco-romano nel primo secolo fu la gioia dei credenti: vedevano infatti uomini e donne che andavano incontro anche alla morte (i martiri) felici e si lasciavano vincere dalla loro fede. La gioia dei martiri cristiani era contagiosa. Come un virus.
Vi auguro allora di ammalarvi tutti di questa felicità e di non guarire mai più, perché il mondo ha bisogno di tale immensa beatitudine che proviene da Dio e si riflette sul volto dei santi.

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OGNI 15 DEL MESE RUBRICA
A Cura Di P. Serafino Tognetti, Comunità Dei Figli Di Dio

Pubblicato il 15 aprile 2022

Adorazione Eucaristica (11°)

tratto dal libro “Adorazione ” di P. Serafino Tognetti

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LA LEZIONE DEL GIGLIO E DEGLI UCCELLI DEL CIELO

           Presentiamo ora due maestri di preghiera e dell’adorazione, due grandi teologi. Impariamo da loro, dalla loro dottrina sapiente. Il primo si chiama Giglio – un nome un po’ strano, lo so – Giglio di nome e Del Campo di cognome. Il secondo si chiama Uccello di nome e Del Cielo di cognome. Non sono io che li presento per la prima volta. Nostro Signore Gesù in persona un giorno chiamò i suoi apostoli – Gesù amava portare come esempi ciò che vedeva nella natura, le pecore, la vigna, ecc. – e disse: “Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, non mietono, né raccolgono nei granai eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete voi forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi può allungare anche di un poco la propria vita? E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo. Non faticano e non filano. Eppure io vi dico: neanche Salomone con tutta la sua gloria vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto più per voi, gente di poca fede?” (Mt 6,26-30).

Impariamo allora la lezione di questi che Gesù addita come esempi. Egli ce li dà veramente come maestri, perché dice espressamente: “guardate!”.

Una volta tenevo un corso di esercizi spirituali sul tema della preghiera a dei giovani e un giorno dissi loro che avremmo fatto una lezione all’aperto. Non sospettavano nulla e li portai fuori in un campo. Dissi di stendersi per terra sul prato; mi guardarono perplessi, ma obbedirono, incuriositi.

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OGNI 15 DEL MESE RUBRICA
A Cura Di P. Serafino Tognetti, Comunità Dei Figli Di Dio

Pubblicato il 15 marzo 2022

Adorazione Eucaristica (10°)

tratto dal libro “Adorazione” di P. Serafino Tognetti

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Non è facile adorare, come non è facile pregare.

A volte sento da parte di coloro che pregano la lamentela che Dio sembra lontano, assente. Ma siccome la vita con Dio è rapporto tra due persone, forse dovremmo domandarci se non abbia più ragione Lui di lamentarsi della nostra assenza. Quante ore dedicate voi al Signore durante il giorno? Ore? Forse è meglio contare i minuti. Quanti minuti gli dedicate? Non ha dunque più ragione Dio a dire che siamo noi ad essere assenti? Egli c’è sempre. Se io do al Signore mezz’ora della mia giornata, nelle altre 23 ore e mezza con chi sto? Dove sono realmente durante la giornata?

È scritto nell’Apocalisse: “Ecco io sto alla porta e busso. Se qualcuno mi apre, io entrerò, cenerò con lui e starò con lui” (Ap 3,20). Noi pensiamo che vi sia uno che bussi dal di fuori, ma se Dio vive dentro di noi, dobbiamo ritenere che Egli bussi dal di dentro, dal centro del nostro cuore. Lo sentite mai? Egli è alla porta del nostro intimo e supplica che gli venga aperto. Dunque, sei tu che sei fuori casa. I termini si ribaltano completamente.

Per essere precisi, è sbagliato dire che Dio è presente; è più corretto dire che Egli è la presenza e di conseguenza io sono molto spesso… l’assenza. La presenza del Signore risorto è, esiste, a prescindere dalla mia attenzione, ed è tutta per me. Ma c’è una misteriosa resistenza dell’uomo ad aprire il proprio cuore, come se avesse paura di compromettersi troppo. Vediamo di capirne i motivi.

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OGNI 15 DEL MESE RUBRICA
A Cura Di P. Serafino Tognetti, Comunità Dei Figli Di Dio

Pubblicato il 15 febbraio 2022

Adorazione Eucaristica (9°)

tratto dal libro “Adorazione” di P. Serafino Tognetti

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Capitolo 4

ADORARE DIO NELLA MESSA

Come detto, non possiamo separare l’adorazione eucaristica dalla Messa. È nella santa Messa che si vive la pienezza del Mistero di Dio. Divo Barsotti ha insegnato teologia sacramentaria nella facoltà teologica di Firenze per diversi anni; i suoi studenti raccontano che egli spendeva qualche lezione per parlare del battesimo, alcune per la cresima, mentre quando iniziava a parlare dell’Eucarestia arrivava direttamente alla fine del corso. Verso la fine e prima degli esami alcuni gli obiettavano: “Ma, professore, non sono sette i sacramenti?”. Ed egli rispondeva: “Sì, ma nella Messa c’è tutto!”. Se la cavava con una battuta, come a dire che se capiamo bene l’Eucarestia, capiamo tutto il resto.

Ci sono dei santi che hanno vissuto tutto il loro magistero nella semplice celebrazione del rito eucaristico; potremmo ricordare il santo Curato d’Ars e la Messa di Padre Pio, il quale non faceva mai l’omelia, nemmeno la domenica. Nella Messa egli soffriva la passione di Cristo, realmente faceva fatica a parlare. All’inizio la sua Messa durava parecchio, con tante pause di silenzio che favorivano la muta adorazione. Nell’offertorio egli ricordava in silenzio tutte le persone che voleva raccomandare e poteva stare anche una ventina di minuti fermo come una statua, in raccoglimento. La gente però non brontolava e non guardava l’orologio; al contrario, faceva a gomitate per essere presente a quella Messa, perché avvertiva un uomo che soffriva e che viveva quello che faceva. Ma pensate un po’: in quanto a durata di tempo, c’è qualcuno che batte padre Pio. Stiamo parlando di san Lorenzo da Brindisi, un cappuccino del ’600. In un certo periodo della sua vita, egli per celebrare la Messa

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OGNI 15 DEL MESE
RUBRICA a cura di P. Serafino Tognetti,
Comunità dei Figli di Dio

Pubblicato il 15 gennaio 2022

Adorazione Eucaristica (8°)

tratto dal libro “Adorazione” di P. Serafino Tognetti

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Passività

L’adorazione è un atto di accoglienza: la mia anima si abbandona al Signore ed io faccio sì che Dio sia Dio. Dio si riversa su di me completamente come anima sua sposa nella Comunione, ma nella Comunione non sempre lo realizzo. Lo rivivo durante il giorno, quando faccio l’adorazione: “Vieni Signore. Tu ti sei dato a me questa mattina, adesso realizza quello che Tu sei in potenza”. Il Signore desidera la nostra adorazione perché vuole donarsi a noi, occupare il nostro tempo, riempire la nostra anima aperta. In quel momento noi non mettiamo nessun ostacolo, finalmente siamo passivi. Voglio Dio e voglio Dio solo. Ecco perché l’adorazione è l’atto di carità più elevato: perché dà a Dio di essere Dio in noi, di esprimere tutta la sua potenza e la sua grazia. L’atto è l’atto d’amore, il dono reciproco, la consumazione piena.

 

Una cura di bellezza

Unito al Signore Gesù, nell’atto d’amore in cui Egli si dà a me, io mi do a Lui nel

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OGNI 15 DEL MESE
RUBRICA a cura di P. Serafino Tognetti,
Comunità dei Figli di Dio

Pubblicato il 14 dicembre 2021

Adorazione Eucaristica (7°)

tratto dal libro “Adorazione” di P Serafino Tognetti

In senso stretto, Gesù poteva portare la croce fino al Calvario da solo, il Padre avrebbe potuto dargli un “surplus” d’energia per quell’ultimo tratto del percorso. Dire che Dio “ha bisogno” è quasi un’eresia; Dio, di per sé, non ha bisogno, ma vuole aver bisogno. La Passione che ci salva la compie Gesù: l’arresto l’ha subito Lui, la flagellazione, la coronazione di spine, l’agonia sulla croce… tutto, tutto ha fatto Gesù… tranne un pezzetto: gli ultimi cento metri prima di arrivare in cima al Calvario. Quelli li fa un uomo portando la croce al posto di Gesù. Il 99,9% lo fa il Cristo, lo 0,1% lo fa un uomo. Ma la Provvidenza dispose che senza quella frazione minima, la Redenzione non sarebbe avvenuta.

L’adorazione è allora quel nostro zero-virgola-uno per cento? Penso di sì. Fa tutto

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