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Ragione e fede

Pubblicato il 11 Gennaio 2023

OMELIA DEL 6 GENNAIO 2023 EPIFANIA

di don Riccardo Pane , diocesi di Bologna

“Al centro della liturgia di oggi c’è una stella.

Se noi apriamo le pagine di un qualsiasi giornale troviamo l’oroscopo. Se scorriamo i canali televisivi, troviamo decine di astrologi che indagano il futuro osservando le stelle. l’idea di chi si affida a queste pratiche è che il mondo e la storia sia un orologio ordinato secondo delle leggi inesorabili che ne determinano non solo il funzionamento ma anche il corso: nulla può accadere di diverso rispetto a quello che è scritto nel destino stesso delle cose. In questa visione del mondonon c’è spazio per una provvidenza, per un piano orientato verso qualcosa di diverso, ma non c’è nemmeno spazio per la libertà umana: tutto è come deve essere e non può essere altrimenti.

La stella di Betlemme, ………..

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OGNI 15 DEL MESE RUBRICA
A Cura Di P. Serafino Tognetti, Comunità Dei Figli Di Dio

Pubblicato il 15 Dicembre 2022

Adorazione eucaristica (19°)

tratto dal libro “Adorazione” di P Serafino Tognetti

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Secondo effetto

L’uomo eucaristico è un uomo che crede. Credere non vuol dire aderire ad una dottrina impersonale e astratta, ma aderire a Cristo: credo in Gesù. Credo, Signore, che Tu sei la pienezza, credo che tu sia morto e risorto, credo che Tu sia in me.

Santa Teresa di Gesù Bambino, poco prima di morire disse ad una suora: “Se sapeste in quali tenebre sono immersa; non credo più alla vita eterna!”. Questa frase non hanno avuto il coraggio di “passarla” negli scritti autobiografici, anche perché non l’ha scritta, ma l’ha detta. Come puoi canonizzare qualcuno che dice di non credere più nella vita eterna? E continua la santa: “Mi sembra che dopo questa vita mortale non ci sia più nulla. Tutto è scomparso per me. Non mi resta che l’amore”. Questa frase per me ha creato un problema enorme: se tu non credi più nella vita eterna – e Gesù ha detto “Io sono la vita eterna” – poi aggiungi che dopo la morte ti pare che vi sia più nulla, come puoi dire che non ti resta che l’amore? L’amore per chi? Se tu dici di non credere, chi ami? Eppure sappiamo che santa Teresina muore dicendo: “Mio

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OGNI 15 DEL MESE RUBRICA
A Cura Di P. Serafino Tognetti, Comunità Dei Figli Di Dio

Pubblicato il 20 Novembre 2022

Adorazione Eucaristica (18°)

tratto dal libro “Adorazione” di P Serafino Tognetti

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Adorazione come sguardo

Quando noi facciamo l’adorazione davanti al Santissimo, siamo come davanti ad un sole che si irradia; non siamo lì per dirgli i nostri bisogni (li sa già), non siamo lì per ricordare al Signore di essere buono (lo è già perché è la pietà infinita), non siamo lì per ottenere un intervento (è Lui l’intervento). Certo, il Signore dice “bussate e vi sarà aperto” (Mt 7,7), ma per prima cosa andiamo a Lui per sottometterci al suo sguardo. L’adorazione è fare spazio per riceverlo. Addirittura, secondo san Giovanni della Croce, Dio crea guardando. Io mi sottopongo al suo sguardo ed Egli
guardandomi mi crea. In che senso? Guardandomi porta la sua presenza in me.
Tra noi uomini non esiste solo la comunicazione verbale, ma anche quella visiva. Lo sguardo tende ad entrare dentro la persona, in un certo senso a possederla.
Mi piacerebbe fare una prova: mettere due persone di fronte a guardarsi fissi negli occhi e vedere quanto tempo resistono; dopo un po’, forse qualche istante soltanto, uno dei due non resisterà e

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dovrà abbassare o spostare lo sguardo. Se invece chiedo alle stesse persone di

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OGNI 15 DEL MESE RUBRICA
A Cura Di P. Serafino Tognetti, Comunità Dei Figli Di Dio

Pubblicato il 15 Ottobre 2022

Adorazione eucaristica (17°)

tratto dal libro “Adorazione” di P Serafino Tognetti

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Capitolo 9

L’UOMO NUOVO

L’Eucaristia è il Mistero della morte e resurrezione di Cristo, un atto solo, eterno che non viene “rifatto” nel tempo, ma che si fa presente nella sua attualità eterna per essere da me accolto. La Messa è dunque l’evento fatto presente.

La salvezza, infatti, non è un racconto: è una persona. Io mi salvo se raggiungo quella persona, la quale mi comunica, in un atto solo, la sua morte e la sua resurrezione. Quando il sacerdote dall’altare annuncia, dopo la consacrazione: “Mistero della fede”, la gente risponde: “Annunciamo la tua morte, proclamiamo la tua resurrezione, nell’attesa della tua venuta”, venuta futura, ma anche imminente; parliamo di tre atti, verbi legati concretamente ad una persona: non sono idee astratte o metafisiche.

“Tutto è compiuto” proclama Gesù dalla croce. Con il Sacrificio Egli arriva al culmine della sua missione perché con la propria obbedienza ha riscattato tutti gli uomini e

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OGNI 15 DEL MESE RUBRICA
A Cura Di P. Serafino Tognetti, Comunità Dei Figli Di Dio

Pubblicato il 15 Settembre 2022

Adorazione eucaristica (16°)

tratto dal libro “Adorazione” di P. Serafino Tognetti

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La lode diventa vita

Soltanto a vedere come quest’uomo pregava, la gente voleva andare a vivere con lui. Fu costretto a creare il Terz’Ordine Francescano perché si accorse che lo seguivano uomini e donne sposati. Egli obiettava: “Mi dispiace, non potete venire a farvi frati, avete famiglia!”. “Ma noi vogliamo seguirti!”. Fondò così la prima famiglia laicale della storia, col nome de “L’Ordine dei Penitenti”. I primi due terziari furono due di Poggibonsi (paese tra Siena e Firenze), Lucchese e Bonadonna, che divennero poi santi.

Ci fosse oggi un san Francesco! Ma, mi domando, perché non posso esserlo io? Non vogliamo scimmiottare nessuno, perché il carisma di san Francesco è anche particolare, ma quello che egli ci insegna è che possiamo tutti fare esperienza di Cristo nella preghiera. Dobbiamo pregare lo Spirito Santo perché vogliamo fare l’esperienza di Gesù, come e più di san Francesco. Mi piacerebbe vivere quell’amore, quella lode, quella supplica, quell’essere proiettato verso l’alto, verso il Padre… Anche Francesco era figlio di Adamo ed Eva, come sono io. Cosa mi manca? Probabilmente la sua fede.

L’atto in cui termina la sua vita religiosa, in cui la vita religiosa di Francesco ha il

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OGNI 15 DEL MESE RUBRICA
A Cura Di P. Serafino Tognetti, Comunità Dei Figli Di Dio

Pubblicato il 15 Agosto 2022

Adorazione Eucaristica (15°)

tratto dal libro “Adorazione” di P. Serafino Tognetti

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Capitolo 8

ADORARE DIO CON SAN FRANCESCO

Non si finirà mai di lodare Dio per la sua presenza nell’Eucarestia e per la grazia che ci dà nel poterlo adorare.

Prima di iniziare questo intervento, voglio raccontare quello che mi è successo qualche anno fa, quando sentii parlare delle cappelle di adorazione perpetua del Santissimo Sacramento. Mi trovavo a Perth, in Australia, e una sera fui invitato a cena da una famiglia; mi dissero che era loro ospite il responsabile mondiale delle cappelle dell’adorazione e che era gradita anche la mia presenza. Quando senti dire “responsabile mondiale” di qualcosa, non puoi rifiutare. Mi presentarono dunque padre Martin, un messicano, che mi disse: “Io ho il compito di girare le varie Diocesi e cercare di istituire delle cappelle dove si faccia l’adorazione perpetua del Santissimo Sacramento, 24 ore su 24”. E spiegò: “Io arrivo nelle Diocesi dove vengo invitato, espongo ai Vescovi il progetto, che consiste prima di tutto nel trovare le persone, circa 150-160 persone, per poi organizzare i turni di adorazione in un luogo adatto. Cerchiamo di trovare tali persone, spendo qualche giorno per spiegare le varie cose organizzative, istituisco un segretario coordinatore, che istituisca i turni e si prenda la responsabilità di far sì che quando qualcuno manca, ci sia comunque sempre qualche adoratore presente che possa rimpiazzarlo”. Capii dove sarebbe andato a parare: mi avrebbe chiesto di aiutarlo in Italia a creare qualcuna di queste cappelle. Avete presente il film “Invito a cena con delitto”? In questo caso il delitto sarebbe stato il mio, probabilmente. Comunque la cosa mi interessava e lo lasciai parlare. Alla fine chiesi: “Mi dica un po’, padre, quali sono le nazioni che hanno risposto meglio al suo appello?”. Mi rispose che erano la Corea e gli Stati Uniti. Fui sorpreso. Quando si dice Stati Uniti si pensa sempre alla nazione ricca, più interessata alle realtà economiche che a quelle dello Spirito. Gli domandai poi quali fossero invece quelle che avevano risposto meno. “L’Italia” mi disse immediatamente. Ci rimasi male. Commentò: “Vengo in Italia, ma sono i Vescovi stessi che a volte, quando tento di sollecitarli, mi rispondono che da loro non si

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OGNI 15 DEL MESE RUBRICA
A Cura Di P. Serafino Tognetti, Comunità Dei Figli Di Dio

Pubblicato il 15 Luglio 2022

Adorazione Eucaristica (14°)

tratto dal libro “Adorazione”di P. Serafino Tognetti

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Terzo movimento

Veniamo al terzo punto. Abbiamo detto come al primo punto ci sia il riconoscimento del peccato e come al secondo ci sia il pentimento. Il terzo punto è rompere con il peccato. Scrive san Paolo: “Non regni più dunque il peccato nel vostro corpo mortale” (Rm 6,12). San Giovanni della Croce sostiene che quando un uccellino è legato con un filo grosso di canapa non vola, ma se è legato con un filo di seta sottilissimo, non vola lo stesso.

Dobbiamo andare alla ricerca di ciò che ci impedisce di volare, che sia un grande peccato, spesso come una corda di canapa, o un piccolo difetto, che comunque ci rende impossibile il volo. Anzi, spesso i peccati più piccoli non vogliamo nemmeno riconoscerli come tali. Forse sappiamo di avere qualche difetto al quale però non siamo minimamente disposti a rinunciare: ecco il filo sottile. C’è qualcosina nelle nostre anime che tendiamo a nascondere: quel vizio che ci pare innocuo, quel modo di pensare, quell’attaccamento al proprio giudizio o quel peccato che nessuno sa… Rompere con il peccato vuol dire dare un colpo coraggioso di forbici a quell’ultimo residuo di vizio, di difetto, di peccato cui siamo segretamente affezionati. Anche se fosse una cosa da poco, devo cominciare ad accettare l’ipotesi di vivere senza di esso. Mi sembra che se dovessi rinunciare a quel “peccatuccio” io sarei perduto:

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OGNI 15 DEL MESE RUBRICA
A Cura Di P. Serafino Tognetti, Comunità Dei Figli Di Dio

Pubblicato il 15 Giugno 2022

Adorazione Eucaristica (13°)

tratto dal libro “Adorazione” di p Serafino Tognetti

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L’attività dei due regni

Abbiamo allora due regni, che costituiscono la realtà nella quale ci muoviamo ed esistiamo: due regni e due re. Un terzo regno, una terza via non c’è. Sarebbe bello, ma non esiste. In generale noi non vogliamo essere del demonio, ma nemmeno totalmente di Dio. Vorremmo una zona centrale dove si possa andare ogni tanto, in cui non esista possesso né del diavolo, né di Dio. Se ci fosse questo luogo neutro, ve lo direi, ma ho cercato nella Sacra Scrittura e la zona franca non l’ho mai trovata. Gesù è chiaro: “Chi non è con me, è contro di me…” (Mt 12,30) e “Non si possono servire due padroni” (Lc 16,13).

Questi regni, abbiamo detto, sono dirimpettai e perennemente in lotta l’uno contro l’altro. Sono organizzazioni armate, aggressive. Non si guardano, come una città che guarda l’altra da una collina all’altra, ma tendono a dominare l’uno sull’altro, desiderano l’eliminazione del nemico. In altri termini, sono sempre in guerra. “Se io scaccio i demoni con il dito di Dio, è giunto a voi il regno di Dio” (Lc 11,20) dice

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OGNI 15 DEL MESE RUBRICA
A Cura Di P. Serafino Tognetti, Comunità Dei Figli Di Dio

Pubblicato il 15 Maggio 2022

Adorazione Eucaristica (12°)

tratto dal libro “Adorazione” di p Serafino Tognetti

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Silenzio, obbedienza e gioia sono i tre insegnamenti della lezione, perché chi è capace di essere in silenzio riceve la grazia di Dio e la sa custodire; chi vive l’obbedienza alle leggi del Signore e segue Lui, alla fine vivrà questa gioia traboccante che non si spiegherà nemmeno lui. Non sarà una gioia superficiale, ridanciana, ma quella di chi vive nella grazia di Dio. Questa gioia profonda si motiva dal fatto che ho incontrato il Signore; terminata la preghiera dovremmo essere sempre pieni di santa letizia da diffondere ovunque andiamo nel mondo. I primi apologeti cristiani dicevano che quello che ha conquistato il mondo greco-romano nel primo secolo fu la gioia dei credenti: vedevano infatti uomini e donne che andavano incontro anche alla morte (i martiri) felici e si lasciavano vincere dalla loro fede. La gioia dei martiri cristiani era contagiosa. Come un virus.
Vi auguro allora di ammalarvi tutti di questa felicità e di non guarire mai più, perché il mondo ha bisogno di tale immensa beatitudine che proviene da Dio e si riflette sul volto dei santi.

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OGNI 15 DEL MESE RUBRICA
A Cura Di P. Serafino Tognetti, Comunità Dei Figli Di Dio

Pubblicato il 15 Aprile 2022

Adorazione Eucaristica (11°)

tratto dal libro “Adorazione ” di P. Serafino Tognetti

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LA LEZIONE DEL GIGLIO E DEGLI UCCELLI DEL CIELO

           Presentiamo ora due maestri di preghiera e dell’adorazione, due grandi teologi. Impariamo da loro, dalla loro dottrina sapiente. Il primo si chiama Giglio – un nome un po’ strano, lo so – Giglio di nome e Del Campo di cognome. Il secondo si chiama Uccello di nome e Del Cielo di cognome. Non sono io che li presento per la prima volta. Nostro Signore Gesù in persona un giorno chiamò i suoi apostoli – Gesù amava portare come esempi ciò che vedeva nella natura, le pecore, la vigna, ecc. – e disse: “Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, non mietono, né raccolgono nei granai eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete voi forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi può allungare anche di un poco la propria vita? E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo. Non faticano e non filano. Eppure io vi dico: neanche Salomone con tutta la sua gloria vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto più per voi, gente di poca fede?” (Mt 6,26-30).

Impariamo allora la lezione di questi che Gesù addita come esempi. Egli ce li dà veramente come maestri, perché dice espressamente: “guardate!”.

Una volta tenevo un corso di esercizi spirituali sul tema della preghiera a dei giovani e un giorno dissi loro che avremmo fatto una lezione all’aperto. Non sospettavano nulla e li portai fuori in un campo. Dissi di stendersi per terra sul prato; mi guardarono perplessi, ma obbedirono, incuriositi.

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OGNI 15 DEL MESE RUBRICA
A Cura Di P. Serafino Tognetti, Comunità Dei Figli Di Dio

Pubblicato il 15 Marzo 2022

Adorazione Eucaristica (10°)

tratto dal libro “Adorazione” di P. Serafino Tognetti

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Non è facile adorare, come non è facile pregare.

A volte sento da parte di coloro che pregano la lamentela che Dio sembra lontano, assente. Ma siccome la vita con Dio è rapporto tra due persone, forse dovremmo domandarci se non abbia più ragione Lui di lamentarsi della nostra assenza. Quante ore dedicate voi al Signore durante il giorno? Ore? Forse è meglio contare i minuti. Quanti minuti gli dedicate? Non ha dunque più ragione Dio a dire che siamo noi ad essere assenti? Egli c’è sempre. Se io do al Signore mezz’ora della mia giornata, nelle altre 23 ore e mezza con chi sto? Dove sono realmente durante la giornata?

È scritto nell’Apocalisse: “Ecco io sto alla porta e busso. Se qualcuno mi apre, io entrerò, cenerò con lui e starò con lui” (Ap 3,20). Noi pensiamo che vi sia uno che bussi dal di fuori, ma se Dio vive dentro di noi, dobbiamo ritenere che Egli bussi dal di dentro, dal centro del nostro cuore. Lo sentite mai? Egli è alla porta del nostro intimo e supplica che gli venga aperto. Dunque, sei tu che sei fuori casa. I termini si ribaltano completamente.

Per essere precisi, è sbagliato dire che Dio è presente; è più corretto dire che Egli è la presenza e di conseguenza io sono molto spesso… l’assenza. La presenza del Signore risorto è, esiste, a prescindere dalla mia attenzione, ed è tutta per me. Ma c’è una misteriosa resistenza dell’uomo ad aprire il proprio cuore, come se avesse paura di compromettersi troppo. Vediamo di capirne i motivi.

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