ultime notizie

In questo episodio della resurrezione di Lazzaro viene rappresentata la Resurrezione di Cristo, sua Pasqua e qui troviamo il cuore della fede. Crediamo noi nelle testimonianze degli Apostoli, fra loro l’ultimo: san Paolo, che Cristo resuscitò dalla morte?

Testimonianza sigillata con il sangue. Crediamo noi negli Evangelisti, due di loro Apostoli e tre testimoni diretti?

Se crediamo che Cristo resuscitò dai morti allora crediamo che lui ha potere sulla vita e sopra la morte, ogni potere. Che Lui è il figlio di Dio. Che è Dio. La nostra fede è allora la fede della Chiesa. Quindi crediamo anche nella sua presenza reale, vera, unica come presenza di Gesù Cristo qui sulla terra nell’ Eucaristia.  Crediamo che il Signore sia vivo e presente in ogni Messa, in tutti i tabernacoli, in tutti gli ostensori dove viene esposto all’adorazione.

Questo potere che manifestò davanti a Lazzaro “Vieni fuori!”, strappandolo dalla morte, restituendolo alla vita, lo possiede nella sua Presenza Eucaristica (perché –ripetiamolo!- Eucaristia è presenza viva e gloriosa di nostro Signore). E dall’Eucaristia dice anche a noi, nel silenzio di questa Presenza che parla, “vieni fuori dal tuo sepolcro, dalle tue morti e dalle tue oscurità. Esci alla luce, alla verità. Io sono la Resurrezione e la Vita”. Lo credi tu?

Gesù dona la vita eterna, la offre in ogni Eucaristia e la riceviamo se veramente partecipiamo dell’Eucaristia, se in verità (nella verità della fede) la celebriamo, la contempliamo, la adoriamo.

“Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, ha la vita eterna ed io lo resusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda”. (Gv 6: 54-55)

Gesù parlava in un modo enigmatico perché stava dicendo qualcosa di tremendo: mangiare il suo corpo, bere il suo sangue! Tanto tremendo che i suoi interlocutori si scandalizzano e dicono che è un linguaggio molto duro molto difficile da capire, e – dice l’evangelista- da questo momento molti dei suoi discepoli lo abbandonarono.

Quello che stava allora dicendo si rivelerà il Giovedì Santo quando, nell’Ultima Cena, spezzando il pane e dandolo ai suoi discepoli dice: “Prendete e mangiate questo è il mio corpo”. E alla fine della Cena, offrendo il calice dice “Prendete e bevetene tutti, perché questo è il calice del mio sangue”. Rivela quindi l’enigma di quelle altre parole, che erano incomprensibili o inaccettabili, con il mistero sublime della fede che è il dono di se stesso. Il dono di se stesso della croce rappresentato (cioè fatto nuovamente presente, attuale) sacramentalmente. Gesù così anticipa nella notte del Giovedì il suo sacrificio del Venerdì. Gesù già si dona ai suoi.

E ora dalla sua dimora eucaristica ripete: “Vieni alla luce, vieni alla verità vieni alla vita” E si fa luce e appare la vita e colui che è morto per il peccato, per il male che abita dentro di sé  o in cui è stato assorbito, si rifarà una nuova vita.

  

E in ogni adorazione prolunghiamo questo incontro e riceviamo vita in abbondanza e resuscitiamo dalle nostre morti. Dalle morti dell’anima che sono i fallimenti non superati, i dolori profondi e le angosce più profonde e persistenti, le depressioni e tristezze, le solitudini infinite, le situazioni impossibili. Da ogni morte ci resuscita il Signore della Vita e naturalmente ci deve resuscitare dalla morte corporale quando ci darà un corpo glorioso che non morirà mai.

L’adorazione è anche dono di Dio. Non è qualcosa che noi facciamo ma qualcosa che Lui permette e ce lo offre per il nostro bene. Perché l’adorazione è incontro con la Vita, con la Resurrezione. Con l’adorazione mi incontro con Lui, sono vicino a Lui, faccio l’esperienza insostituibile del Dio vivo e vicino,  Cristo Resuscitato, Signore  datore di vita.

L ‘Adorazione Perpetua è la Presenza costantemente adorata. Con l’Adorazione Perpetua portiamo il Cielo in terra.

E’ un dono per la città, è un dono per te. Lui ti chiama, devi andare.

P. Justo Antonio Lofeudo MSE