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INIZIA L’ADORAZIONE EUCARISTICA
a Maria Treu a Vienna

Pubblicato il 17 febbraio 2018

OMELIA

Dio crea con l’amore e per amore. Dio ama ciò che crea e in particolare ama l’uomo, tanto che diventa Lui stesso uomo per salvarlo. Divenne un uomo e immolò la sua vita umana per salvare gli uomini dalla morte. Non possiamo mai immaginare o misurare l’amore di Dio perché è infinito ed eterno. Quando l’uomo si separa dal suo Creatore, viene Dio ad incontrarlo come Salvatore. La speranza di salvezza è già presente al momento del primo peccato commesso per l’uomo, Adamo (Adamo e significa uomo), nel cosiddetto Protovangelo nel Libro della Genesi, quando Dio dice che la Donna nella sua stirpe schiaccerà la testa del Nemico tentatore e omicida: Satana. C’è lì anche un annuncio della lotta senza fine, senza interruzioni, tra il diavolo e l’uomo. Satana si frappone tra l’uomo e Dio attaccando, tentando l’uomo per separarlo dal suo Creatore e per portarlo allo stesso Inferno. Tuttavia, l’uomo pere mezzo della Donna -Donna identificata come la Santissima Vergine- gli schiaccerà il capo. La vittoria arriverà per mezzo di Gesù Cristo, della stirpe della donna, Dio Figlio di Maria secondo la carne.

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Riflessioni per la V Domenica
del tempo ordinario

Pubblicato il 2 febbraio 2018

DOMENICA V T.O. ANNO B

 Nell’Antico Testamento, Giobbe rappresenta il testo più alto sul mistero del male e il mistero di Dio. Allo stesso tempo ci mostra come nella sua grandissima tribolazione Giobbe non smette di dialogare con Dio. Non si arrende ad una spiegazione facilona come fanno i suoi amici, lui sa che nel suo patire si cela un mistero e per questo chiede ragioni a Dio e gli ricorda che la vita umana è un soffio (ricorrerà questo tema nel salterio). Certamente siamo davanti ad un grandissimo mistero, il mistero del male non voluto ma tollerato da Dio. Il mistero dell’iniquità. Allora, come si risolve la disequazione tra la perfezione di Dio Onnipotente, la sua misericordia e la sofferenza degli innocenti? Com’è possibile unire queste tre fatti? Quest’apparente paradosso aveva angosciato per tanti anni la filosofa ebrea Simone Weil. Finalmente, Simone capì che quella disequazione aveva solo soluzione in Cristo. Lo capì quando per la prima volta nella sua vita, essendo di fronte al tabernacolo alla Basilica di San Francesco ad Assisi, sentì una forza che la spingeva a inginocchiarsi in gesto adorante.

Contemplare Cristo non è soltanto ricevere la risposta all’enigma della sofferenza ma anche ricevere guarigione e pace. Gesù è l’Innocente sopra ogni innocente e condivide la sofferenza di ogni uomo, diventando pane perché dalla nostra povera fede possiamo raggiungerlo. Gesù si è fatto Pane di Vita per noi, per nutrirci e rimanere con noi tutti i giorni.

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Prato:L’Adorazione eucaristica perpetua
nel chiesino di San Paolo
compie dieci anni

Pubblicato il 27 gennaio 2018

Il 25 gennaio si festeggiano a San Paolo i dieci anni di adorazione perpetua al chiesino, la prima delle cappelle di adorazione perpetua aperte in Diocesi. L’anniversario viene ricordato con una messa solenne celebrata dal vescovo Franco Agostinelli giovedì primo febbraio alle 21,15. Durante la celebrazione, che si terrà nella chiesa grande della parrocchia, sarà anche consegnato un piccolo simbolo, in ricordo dell’anniversario.

L’adorazione perpetua a Prato è una realtà ormai radicata e largamente partecipata, che offre un’occasione di preghiera forte, in totale silenzio e comunione con il Santissimo. Nasce grazie all’iniziativa di alcuni pratesi fra cui Cristina Tempesti, che aveva fatto esperienze di adorazione e conosceva le cappelle di adorazione perpetua a Firenze, presso il Corpus Domini, ed a Donoratico in provincia di Livorno.

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