adorazione eucaristica con i bambini

“Io Lo guardo e Lui mi guarda”, tutto qui. È in queste poche e semplici parole che il santo Curato d’Ars spiegava uno dei punti più alti che l’uomo può raggiungere nel suo rapporto con Dio. È l’ineffabile mistero dell’Adorazione Eucaristica. Ora, non possiamo non pensare a queste parole nel raccontare la vicenda che abbiamo a proporvi.

2019. Siamo in una scuola nel cuore di Bologna. Accade che, percorrendo i corridoi, sino a raggiungere la piccola Cappella dell’Istituto, si scorge un gruppo di bimbetti inginocchiati e silenziosi, con lo sguardo fisso all’altare. Accade anche che, fermandosi a guardarli, ci si accorge come questi piccoli non siano affatto a disagio, al contrario: sono tutti calamitati da ciò che accade dinnanzi ai loro occhi. Nessun capriccio o irrequietezza, solo pace e serenità che irradia dai loro cuori, tanto da fargli domandare candidamente: “Ancora!”. I piccoli stanno adorando il Santissimo Sacramento.

Ecco la semplicità disarmante dei bambini, che nulla frappongono tra il loro sguardo e la realtà che hanno davanti. Fosse anche, per l’appunto, il Dio vivo e presente. Tanto è vero che si può dire tranquillamente che i bambini, se amati ed educati, sono i perfetti adoratori di Dio.

La scuola in questione è l’Istituto Farlottine di Bologna, una realtà educativa nata a cavallo tra le due guerre e fondata dalla terziaria domenicana Assunta Viscardi, oggi Serva di Dio. È proprio dall’inesauribile fede di questa donna, vissuta per raccogliere dalla strada tutti i bambini privi d’istruzione, che nasce l’idea: l’Adorazione Eucaristica offerta ai piccoli alunni per prepararli ad accogliere Gesù che nasce e risorge, nei periodi che precedono il Natale e la Pasqua.

Una proposta che, s’intende, non vien dal nulla, bensì trova le sue profonde radici nella vocazione educativa vissuta tra le mura di questa scuola: “Il Santissimo Sacramento che abbiamo la grazia di ospitare in tutte le Cappelle delle nostre sedi – spiega il rettore, Mirella Lorenzini –  rappresenta il punto di irradiazione del significato più profondo di ogni piccolo o grande gesto educativo”.

E allora, alla dottoressa Lorenzini, abbiamo fatto qualche domanda per comprendere meglio questa iniziativa che senz’altro desta meraviglia.

Dottoressa Lorenzini, come nasce l’idea di proporre a dei bambini di Adorare il Santissimo Sacramento?
Diciamo che questa proposta ha due livelli differenti. Da un lato c’è lo stretto legame con la mission della nostra scuola: noi pensiamo che l’educazione debba essere la coltivazione di tutte le relazioni che la persona può porre in atto per arricchirsi. Tra queste relazioni, appunto, non c’è solo la relazione con se stessi, con gli altri e con l’ambiente, ma c’è anche una relazione con l’Assoluto. Per noi cristiani e cattolici l’Assoluto è il Dio vivente rappresentato da Gesù, perciò si tratta proprio di dare testimonianza di un incontro concreto con il Dio vivente. A livello educativo ciò significa dare al bambino la possibilità di aprirsi completamente al mondo delle relazioni. E poiché la crescita dei bambini è costituita da molteplici esperienze, il fatto di poter offrire questa particolare esperienza di Dio diventa un motivo di grandissima ricchezza.

Qual è il secondo livello?
L’altra convinzione che noi educatori abbiamo è questa: l’incontro con Gesù non è solo una questione di iniziativa del singolo soggetto, quindi non è un’iniziativa solamente umana, ma è uno “stare” davanti al Signore Gesù, dove è il Signore stesso che opera per primo. Accade esattamente come quando presenti una persona a un tuo amico: quella con Gesù è una relazione dove esiste una reciprocità, uno scambio. In questo rapporto tutto particolare, più che un’attività, si impara una passività: è il mettersi davanti a una Persona e semplicemente “stare”, per cogliere tutta la bellezza che questa Persona sa comunicare.

Nella vostra scuola avete bambini dai 12 mesi (asilo nido), ai 13 anni (scuole medie), è una proposta che fate a tutti?
A tutti.

Come può un bambino di uno/due anni stare davanti al Santissimo?
La preghiera avviene in una piccola cappellina della scuola, che per l’occasione viene allestita nel modo più adeguato all’età dei bimbi. Vengono messe stoffe e drappi ad ornamento; a terra ci sono i tappeti per poter stare in ginocchio o seduti. Luci e faretti illuminano l’Ostensorio proprio per aiutare i bimbi a fissare l’attenzione su Gesù. Ogni volta la cappellina viene allestita in modo nuovo, cosicché i bimbi, stupiti, riconoscono subito che si tratta di un momento davvero speciale. Per i più piccini, poi, l’Ostensorio viene posto sopra un rialzo ai piedi dell’altare, in modo da essere all’altezza del loro sguardo. Questo è molto importante per fare in modo che il bambino comprenda di essere di fronte a una Presenza.

Cos’altro aiuta i bambini a entrare in rapporto con questa Presenza?
La settimana prima, il sacerdote che guida l’Adorazione viene a portare ai bambini un invito speciale che li dispone all’incontro. Poi si prepara un canto che i bimbi regaleranno a Gesù, mentre una semplice melodia viene suonata dal vivo per accompagnare tutta l’Adorazione. Quando tutti sono pronti, poi, arriva il momento in cui il sacerdote espone il Santissimo e presenta Gesù.

A quel punto cosa succede?
La cosa sorprendente è che per i bimbi non è affatto un problema riconoscere che sono di fronte a una Presenza che è diversa da quella usuale, se ne accorgono con una certa naturalezza: si vede subito che hanno una grande apertura, oserei dire una meraviglia. Devo dire che non è nemmeno complicato “tenerli”: se nel momento dell’attesa ci può essere qualche distrazione, quando viene presentato loro Gesù Eucarestia i bambini vengono subito attratti e con grande semplicità rivolgono lo sguardo all’altare, in silenzio. I più grandicelli, poi, hanno la possibilità di dire a Gesù ciò che vogliono.

Come reagiscono i bambini a questo momento, cosa comprendono? 
Noi non ci poniamo nemmeno troppo il problema di leggere cosa accade nel loro cuore durante questo incontro. Ma di una cosa siamo certi, perché si vede in modo evidente: è un momento che dona loro grande pace e serenità e che conservano nel cuore come un ricordo davvero importante. Magari, a distanza di tempo, lo ripropongono con un disegno, con un racconto alla maestra, con un pensierino… e spesso sono loro stessi a chiedere di poterlo ripetere. Tutto è vissuto con grande naturalezza. E aggiungo una cosa…

Prego.
L’Adorazione Eucaristica non è qualcosa di estraneo alla vita che fanno nella nostra scuola, ma è proprio in continuità con essa. Gesù è una presenza vera, viva e costante che ci segue passo-passo nelle nostre giornate, non è l’eccezione di un momento. Quindi si può dire che il fatto di stare con i bimbi di fronte al Santissimo, è un fatto immenso e grandioso, ma insieme viene vissuto da tutti con grande naturalezza. Poi ribadisco: questa rimane una proposta libera, che non fa parte del programma didattico, perciò in quanto tale può anche essere respinta. Ma è chiaro che noi, come educatori, abbiamo il desiderio e il dovere di proporre ai bambini ciò che più dà significato alla nostra vita. Questo è proprio l’inestimabile patrimonio che ci ha lasciato la nostra fondatrice Assunta Viscardi che viveva un rapporto costante e continuo con Gesù. L’eccezionale relazione che, lei prima e noi oggi, instauriamo con i bimbi è fondata essenzialmente su questa dinamica: presentare i bambini a Gesù e presentare Gesù ai bambini.

 

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