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A Sopron si parla di adorazione perpetua

10 gennaio 2018

Sopron Gennaio 8 2018

Qualche volta mi domandano cosa significa adorare ?

Non è difficile ma neanche facile perchè dare certe definizioni non sempre è semplice.

La prima cosa da dire è che adorare è una cosa insita in noi per la nostra natura, noi siamo esseri creati da Dio, e questa sarebbe la risposta innata , connaturale dell’ uomo davanti a Dio, dell’ uomo davanti al suo Creatore , è la reazione spontanea , il rapporto immediato dell’ essere intelligente davanti al suo Creatore. Gli uomini e gli angeli hanno il dolce dovere di adorare Dio. In cielo tutte le anime beate dei santi e dei santi angeli adorano Dio. Ogni volta che noi adoriamo Dio, ci uniamo al cielo, in questa liturgia celeste che ci racconta anche l’ Apocalisse, tutti stanno adorando l’ Agnello. Noi adoriamo nello Spirito , nello Spirito Santo, noi siamo quegli adoratori che cerca il Padre, di cui parla il Signore alla Samaritana, quegli adoratori in spirito e verità, in spirito perché noi adoriamo per e nello Spirito, in verità perché in verità Lui è presente. E’ presente e, lo sappiamo, soprattutto presente nell’ Eucaristia. L’ Eucaristia è Gesù Cristo. Il segno sacramentale di questa presenza unica, reale, vera , sostanziale del Signore.

L’adorazione è il culto divino dovuto solo a Dio, e questo gli da una grandissima dignità. Il Signore ci ricorda che noi dobbiamo adorare solo Lui, perché è Dio. Lui è Dio e io no, io sono la sua creatura.

Adorare implica il riconoscimento della gloria di Dio, della maestà di Dio. Noi sappiamo che l’adorazione richiede un atto di abbandono, lasciarsi abbracciare, accogliere da Dio e penetrare nel più profondo del suo amore , del suo mistero. Come nel Cantico dei cantici, come la colomba nascosta nelle fenditure della roccia così l’anima si fonde in Dio, nel Cuore trafitto di questo Dio fatto uomo per amore. Adorare è come immergersi nell’abisso della Sua misericordia.

Adorare è anche stabilire un dialogo di amore nel silenzio. Perché Dio ci parla, parla al nostro silenzio con la sua presenza.

Adorare è anche…vedete ad esempio il vangelo di san Giovanni insiste tanto e più di una volta: rimanere, rimanere nell’amore di Dio. In Giovanni 15:4 esorta: “Rimanete in me e io in voi”. Poi dice: “Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto” (Gv 15:5). “Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore” (Gv 15:9; 15:10).

E come si rimane nell’ amore di Dio ?

Logicamente, si rimane amando. Il Signore dice che per rimanere nel suo amore noi dobbiamo compiere i suoi comandamenti, i comandamenti dell’amore. Ed inoltre ci dice che la nostra vita sarà così feconda.

C’è un modo sublime anche in questo contesto per rimanere nell’amore di Dio e di conseguenza per portare molti frutti..e questo modo di rimanere è l’adorazione.

Il santo Padre Benedetto XVI ci ricordava due definizioni etimologiche di adorazione: una è ,la parola greca “Proskinesis” che parla soprattutto di sottomissione, soggezione, la sottomissione davanti all’immensa maestà divina, e questo è anche il santo timore di Dio, questo santo timore di Dio ci fa riconoscere che questa immensa maestà, Dio, è davanti a noi.

Allora anche col corpo, coi gesti io mi sottometto a Lui, io sono sottomesso a Lui.

E l’altro termine in latino è “Adoratio” : Adoratio si riferisce al contatto con la bocca, che rimanda al bacio, anche all’abbraccio.

Allora se uniamo componendo questi due termini, adorazione è: arrendersi all’ Amore che è Dio, essere sottomessi al suo amore. Perché Dio si rivela come Amore ed io rispondo a quest’Amore con questa adorazione di amante.

Il Signore dice, lo dice la Scrittura: “Adorerai il Signore Dio tuo e a Lui solo renderai culto”.

Chi si inginocchia davanti a Dio, non lo farà dinanzi a nessun potere della terra, invece chi non vuole farlo , chi nega a se stesso di adorare Dio finirà con l’ adorare il diavolo in modo manifesto o subdolamente nel denaro, nel potere, nel sesso, nell’idolatria, nella superstizione. Nel rifiuto stesso di adorare Dio sta già partecipando alla ribellione che è sempre demoniaca.

Allora vediamo, cosa significa quando noi adoriamo Dio?

Siamo noi ad essere elevati…è Lui che ci prende…io mi inchino davanti alla sua potenza , davanti alla sua maestà, davanti al suo amore, davanti a questo Dio che si è fatto uomo , che si è abbassato per parlarmi con parole di uomo, per entrare in rapporto con me, perché io possa capirlo ed è disceso fino a inginocchiarsi davanti a noi per lavarci i piedi sporchi dal cammino della vita. Questo è l’amore senza confini di Dio per l’uomo, il suo abbassarsi, la sua “kenosis”, che, come dice san Paolo nella Lettera ai Filippesi, arriva alla morte e alla morte in croce.

Questo è il mio Dio ed anche per questo io lo adoro.

Noi adoriamo il SS Sacramento, l’ Eucaristia, perché quella è la presenza di Dio.

Chi adora ?

Ogni credente adora Dio.

Ogni cristiano adora Cristo, perché se è vero cristiano crede che Cristo è Dio, crede nella verità di fede del Dio Trino e Uno.

Ogni cattolico lo adora nell’Eucaristia, perché sa che l’ Eucaristia è Gesù Cristo.

E questa è la nostra verità : ogni cattolico adora Gesù Cristo nell’ Eucaristia, Sacramento della sua presenza, e quando diciamo sacramento vogliamo dire che è un segno sensibile, visibile e sappiamo che lì c’è il Signore, non è un simbolo, ci indica che sopra questa realtà sensibile c’è una realtà ancora molto più profonda in modo che la prima realtà, ad esempio il pane consacrato, diviene apparenza, in quanto pane. La realtà profonda e questa presenza del Signore riconoscibile per il segno sacramentale….. Perché vediamo, quel primo Giovedì Santo della storia, ci ha lasciato i segni sacramentali del Suo Corpo e del Suo Sangue (Egli disse “questo è il Mio Corpo”, “questo è il Calice del Mio Sangue”) per poi aggiungere: “Fate questo in memoria di me”. Gesù Cristo si donava sacramentalmente perché il prossimo giorno, Venerdì, sarebbe avvenuto il suo sacrificio sulla croce. Ma non solo, si donava per sempre perché in quel “Fate questo in memoria di me” nasceva, insieme all’Eucaristia, il sacerdozio ministeriale. Il Signore così perpetuava il sacrificio lungo i secoli e attraverso tutto il mondo.

Eucaristia e sacerdozio si richiamano a vicenda. Perciò non esiste Eucaristia senza sacerdozio e non c’è sacerdozio senza Eucaristia. Se manca uno, manca l’altro, perché sono nati insieme e vanno sempre insieme. Ed è per questo che quando si combatte il sacerdozio si sta anche contro l’Eucaristia, contro la Chiesa.

Quando si combatte l’Eucaristia è perché si sa che senza l’Eucaristia non c’è niente. Senza l’ Eucaristia non ci sarebbe la Chiesa, niente. Perché se è vero che la Chiesa fa l’Eucaristia è pure totalmente vero che l’Eucaristia fa la Chiesa. Senza Eucaristia non c’è la Presenza per antonomasia del Signore e del suo sacrificio, quindi non c’è salvezza, non c’è Chiesa.

Vedete l’importanza di questo Signore che vuole rimanere con noi tutti i giorni fino alla fine del mondo e ha pensato questa forma ineffabile per rimanere.

Questa presenza del Signore è unica, perché in quanto sacramentale è localizzabile. E’ la presenza dell’umanità e della divinità del Signore, del Cristo totale, vero Dio e vero uomo. Veramente, realmente, sostanzialmente presente nell’Eucaristia, rinchiuso –per modo di dire- in quell’ostia santa.

La nostra fede e anche il nostro amore davanti alla presenza eucaristica si manifesta interiormente in adorazione consapevole : “io so che tu sei qui Signore e per questo io ti adoro”

Ti adoro in unzione, con il cuore pieno di grande reverenza e profondo rispetto, col santo timore di Dio davanti a questa maestà.

Esteriormente anche noi dobbiamo manifestare quello che crediamo e lo manifestiamo nei gesti e anche nel modo in cui siamo vestiti, come ci presentiamo davanti a Lui, non possiamo essere indecorosi davanti a Lui, non possiamo essere seduti svogliatamente, perché è Dio. Sì è un amico, ma è Dio. Perché se da una parte è vero che l’Eucaristia è la massima vicinanza di Dio con noi, allo stesso tempo è anche vero che quella distanza rimane infinita, perché Egli è sempre Dio!

Guardate, l’adorazione ci fa fare un cammino di santità, perché quando siamo davanti al Santo dei Santi capiamo o cominciamo a comprendere che anche noi dobbiamo essere santi; dobbiamo fare un cammino di conversione, che non si fa in un giorno, ma che si svolge lungo tutta la vita. E nessuno deve pensare per questo “ah io sono lontano!”…tutti siamo lontani, ma l’importante è fare questo cammino di conversione ogni giorno, camminare verso questa meta…è un cammino di santificazione, di purificazione, di perfezione nell’ amore.

Santo…dobbiamo essere santi ! perché Dio è santo!

E’ una parola che oggi nemmeno si può pronunciare, ma questa è la nostra meta, noi dobbiamo arrivare davanti al Santissimo con un cuore purificato senza avere rancori per nessuno, perdonando. E’ fondamentale, lo dice il Signore, prima di presentarti al sacrificio, se hai qualcosa con un altro, riconciliati, allora sì dopo vieni e presenta il tuo sacrificio.

Noi non possiamo presentarci ….se noi abbiamo un problema forte di inimicizia con qualcuno prima di presentarci, noi dobbiamo fare questo esercizio del perdono…attenzione il Signore non ci chiede il sentimento, perché nessuno può farlo, perché ci sono ferite grandissime, come si fa a sentire il perdono ?…il Signore ci chiede la volontà: se io dico “ io non riesco a sentire il perdono perché sono molto ferito “…questo non è un peccato, ma se io dico “Non voglio perdonarlo” , allora questo sì…

“Signore, nel tuo amore, perché tu me lo chiedi, perché io ti amo e tu mi ami, io perdono questa persona, la perdono con la volontà, il perdono è un dono che Lui ci dà, quel perdono definitivo che ci conduce alla pace, che Lui ci dà….ma Lui vuole questo esercizio, senza di questo non posso adorare…. Io devo adorare, che questo non sia un impedimento.

E questo è un compito di tutti i giorni.

C’ è un’ altra parte importante dell’ adorazione….posso solo prendere qualche spunto perché ci sarebbero tante cose da dire….

Infatti, c’è un’altra cosa molto importante : il silenzio.

Anche l’adorazione comunitaria deve avere il silenzio, perché senza il silenzio come facciamo ad interiorizzarci?… il silenzio del cuore ..e vedete che siamo pieni di rumore, in questa vita siamo pieni di rumore, la musica stridente, tutto…tutto questo ci toglie dal nostro interiore, dal nostro io e allora dobbiamo ritornare al nostro io, al nostro silenzio interiore e per questo il silenzio esteriore favorisce il silenzio interiore pur sapendo che a volte non viene subito…a volte c’è quel silenzio ma io ho tanto rumore interiore allora ?….. allora devo fermarmi.

L’ adorazione deve essere anche una scuola di silenzio e vuol dire una scuola di ascolto.

Un altro punto importantissimo : ringraziare Dio, in ogni momento dell’adorazione dobbiamo ringraziare.

Cominciare con un atto di amore verso di Lui , non pensare solo a noi stessi.

Molte persone mi hanno chiesto di portare le loro intenzioni, sì sì io le porto tutte ai suoi piedi ma la prima cosa ?

“ Io sono con Lui, io ti amo, io sono qui perché ti amo, insufficientemente, poveramente, il mio amore è misero e Tu lo sai, ma io sono qui perché ti amo, perché ho fede che tu sei qui e io ti amo….”

Cominciare così e poi tutto il resto… il ringraziamento.

E una delle prime cose è invocare lo Spirito Santo.

Questi sono i passi che dovremmo fare sempre…a volte non c’è un ordine preciso, a volte viene anche dallo Spirito, ma non dimenticarci mai di ringraziare il Signore per tutte le cose che Lui ci da.

Ringraziare vuol dire anche ricordare, nel senso vero di passare di nuovo per il cuore tutti gli avvenimenti, tutte le cose che Lui ci ha dato: “Signore, per questo…, per quell’altro….io ti ringrazio, io ti amo”..e vedo tutta la mia vita…

C’è un salmo, il 136, il grand Hallel…è lo stesso salmo che il Signore Gesù Cristo e i suoi discepoli cantarono alla fine della cena pasquale, è un salmo di ringraziamento a Dio per la sua misericordia..c’è questo ritornello “Perché eterna è la sua misericordia”…allora fare un grand hallel con la propria vita..questo è un esercizio molto bello da fare…prendo nota di tutti i benefici che il Signore mi ha dato, cominciando dalla propria vita, la vita dei miei genitori, dei miei amici,….”Io ti ringrazio per questo”..questo si può fare.

A me succede, non so a voi, tante persone mi chiedono intercessioni che poi a volte mi dimentico, poi rimane un po’ questo senso di essere colpevole e lo so che non dovrei esserlo, ma allora mi dico “Signore tu sai tutto quello che ho nel mio cuore” e io gli do quello, tutto quello.

Ci sono coloro a cui avevo promesso di intercedere per loro e loro sono tutti davanti al Signore.

Un’ altra dimensione importantissima è la riparazione: riparare per tutti i sacrilegi, le profanazioni, anche le indifferenze che si fanno, anche per quelli che celebrano l’ Eucaristia senza nessun rispetto, per quella liturgia che non è liturgia, per tutto questo dobbiamo riparare…per i sacerdoti, noi sacerdoti…riparare.

La riparazione non va da sola, mai.

Ricordate prima di apparire la Madonna a Fatima è apparso l’Angelo, uno o due anni prima, e l’Angelo ha insegnato ai bambini di Fatima a riparare e a intercedere davanti al Santissimo..per tutti i sacrilegi, le indifferenze, gli oltraggi fatti contro la presenza del Signore e per i meriti infiniti del Sacro cuore di Gesù insieme al cuore immacolato di Maria si chiede la conversione di quei poveri peccatori. Si riferisce soprattutto a quelli che non rispettano Dio, che odiano Dio..allora riparare e anche intercedere per loro, perché il Signore vuole la salvezza di tutti gli uomini..Allora cosa c’è tra la salvezza di tutti gli uomini e la mia propria salvezza? C’è la mia volontà, la mia volontà deve coincidere con la volontà di Dio e quando non coincide , lì c’è il problema…. io posso dannarmi anche eternamente…ma il Signore ci ama tanto che ci fa diventare i suoi strumenti di salvezza , co-redentori. La grandissima co-redentrice è la Madonna perché è Colei che più di nessun’altra creatura ha contribuito ad accompagnare la opera di salvezza del suoi Figlio. Comunque anche tutti noi possiamo, nel nostro agire, diventare corredentori. Perché?

Perché intercediamo per gli altri e perché anche possiamo offrire il nostro stesso dolore, la nostra propria sofferenza insieme alla passione di Cristo. Io unisco la mia sofferenza al suo dolore e il mio dolore diventerà fecondo, servirà alla salvezza di altri e anche alla mia propria. Dobbiamo anche sapere che quando noi adoriamo Dio –essendo l’adorazione un atto di fede e di amore verso Dio- Lui, in considerazione alla nostra fede e al nostro amore, salverà qualcuno di questi verso i quali stiamo intercedendo o qualcun’altro.

Ricordate di quell’episodio nel Vangelo di quegli amici che avevano portato il paralitico…era tanto grande la loro fede che avevano scoperchiato il tetto per farlo scendere e metterlo davanti al Signore. Quando il Signore vide la fede degli amici, disse al paralitico: “ I tuoi peccati sono stati perdonati “, lo ha salvato, gli ha dato la salvezza…quando Lui vede la tua fede andando ad adorarlo, salverà un altro..per la tua fede..è così…ed anche potrà guarirlo..

In fine, ricordiamo che adorando si impara ad adorare…e che anche adorando si impara ad amare ! Sia lodato Gesù Cristo     Sempre sia lodato

P Justo Lofeudo MSE